lunedì 3 settembre 2012

Bishkek, la sposa rapita


[Kirghizistan]  Siamo a Bishkek, città verde e tranquilla che noi abbiamo trovato alquanto noiosa, perfino il bazar, che di solito è vivace e colorato, sembrava immobile. Ora capisco perché questo popolo è prevalentemente nomade, a stare in città ci si rompe le palle. Se non avessi sentito il muezzin richiamare alla preghiera non direi che la capitale è mussulmana, in giro non abbiamo mai visto una ragazza col capo coperto, tutti vestono alla moda, potremmo essere in una qualsiasi città europea. 

La cucina italiana è molto diffusa e i ristoranti si chiamano: “Cucina da Giorgio”, “Ristorante italiano”, “Paparazzi”, ecc… Ma le pizze non hanno niente a che vedere con le nostre, e neanche gli spaghetti.

Oggi abbiamo telefonato a casa, prelevato contante (qui i bancomat funzionano) e girato alcune agenzie della città per organizzare l’attraversamento del confine con la Cina, che faremo la prossima settimana. Il confine si trova sul passo Torugart a 3700 m, bisogna avere una jeep per arrivarci ed una che ci venga a prendere sul lato cinese, il tutto per la modica cifra di 400$ per un’auto con quattro persone. E’ certamente il confine più costoso e difficile che faremo.

Nei giardini del museo storico c’è un’interessante raccolta di balbal (stele funerarie simili a totem risalenti all’antico regno di lingua altaica) di epoca compresa tra il VI e il X secolo. E’ l’unica cosa interessante della città.

La sposa rapita
Gli uomini kirghisi hanno un modo particolare di far cadere una donna ai loro piedi: la caricano di peso su un’auto che aspetta con il motore acceso. Il rapimento infatti (talvolta consensuale), anche se illegale dal 1991, è il metodo tradizionale con cui i ragazzi kirghisi sono soliti trovarsi moglie. La regola poi, è che nel processo per rapimento i genitori della ragazza diano il loro consenso al matrimonio forzato. Una prassi che assomiglia molto alla fuitina siciliana.

 Le stele funerarie simili a totem.

 Il 'rapimento della sposa' a Bishkek.

 La statua di Lenin è ancora in piedi.

3 commenti:

  1. com'è interessante viaggiare.. scoprire il mondo, il nostro mondo. quello dove camminiamo, respiriamo. e noi lo conosciamo poco, troppo poco.

    leggervi continua ad interessarmi.
    ho messo il vostro indirizzo/blog sulla barra dei segnalibri (è lì già da un pò di tempo ma, desideravo dirvelo).

    non credevo che in Kirghizistan fossero simili agli europei!
    incredibile quanto poco so, conosco. e incredibili loro..

    quando andate in quota oltre i 2500, nessun problema con l'ossigeno? sentite differenze?

    le strade, quelle dei valichi sono pericolose? loro come guidano? cauti? spericolati?

    bellissimi i vostri incontri
    la gente del posto
    e i turisti "del posto"..

    buona continuazione (lo scrivo ora, ma è sempre sempre implicito)

    ciao ragazzi!

    susanna

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  2. Grazie Ruggero e Paolo per i vostri racconti, così vivi e così avvincenti... Vi seguo ogni giorno... Mi tengono una bella compagnia! Vi penso...
    Rosanna
    (Oderzo )

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  3. grazie Rosanna e Susanna,
    alcuni giorni ci sarebbe tanto da scrivere, ma ci conteniamo, cercando un compromesso...

    per quanto riguarda le domande di Susanna:
    - viaggiare in quota non crea problemi se non ti fermi sopra i 3000 per più di 8 ore. Salire anche a oltre 5000 m per fare un passo e ridiscendere non crea di solito problemi..magari aggiungiamo una nota sul "mal di montagna".
    - non è che proprio i kirghisi assomiglino agli italiano, in capitale lo stile di vita è quasi europeo, fuori invece è tanto spartano e ancora tanto legato alla terra...
    - si, qui guidano molto velocemente, per questo cerchiamo di prendere gli autobus invece dei taxi. Ma almeno in Kirghizstan più o meno si fermano se attraversi la strada..in Iran non ti vedono..
    ciao
    paola

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