lunedì 10 giugno 2013

Da Gerusalemme alla casa di Betlemme


Ci spostiamo a Betlemme nell’appartamento che abbiamo preso in affitto attraverso l’associazione dove presteremo servizio. Nel pomeriggio abbiamo appuntamento con Mira, una volontaria rumena che ci accompagnerà nell’abitazione. Ci incontreremo davanti alla porta di Damasco e prenderemo il bus insieme.

Raggiungere Betlemme, che dista solo 10 km, non è facile, perché le due città sono separate da un muro alto una decina di metri, con dei cancelli (check point) gestiti dai soldati israeliani. Gli internazionali possono passare abbastanza facilmente, mentre i palestinesi possono farlo solo se hanno uno dei permessi rilasciati con il contagocce dal governo israeliano. 

Prendiamo l’autobus arabo n° 24 che dalla porta di Damasco copre i primi 7 km fino al Check Point 300. Scendiamo davanti ad un muro enorme insieme a tanti palestinesi che tornano a casa dopo una giornata di lavoro in Israele: questi sono i fortunati, quelli che possono andare “dall’altra parte”, invece di rimanere a fare i disoccupati a Betlemme. Molti di loro hanno un sacchetto di nylon in mano con dentro i contenitori vuoti del pranzo al sacco che si son portati da casa. 

Passiamo a piedi dentro cancelli a rastrello decisamente inquietanti. Uscendo da Israele i controlli sono praticamente inesistenti, mentre sono severissimi all’ingresso. Dall’altra parte del muro ci sono dei taxi palestinesi dal tipico colore giallo, ma Mira ci dice che possiamo continuare a piedi, visto che la casa è molto vicina. Purtroppo abbiamo sottovalutato il fatto che lei è una grande camminatrice, di solito va e torna da Gerusalemme a piedi, impiegando due ore per tratta! I due chilometri con i bagagli sulle spalle ci hanno distrutto.

La casa è bella e molto più grande di quanto ci aspettassimo, è l’intero piano terra di uno stabile di due piani costruito con tipici mattoni bianchi. Ha un ingresso indipendente, un piccolo giardino pieno d’uva non ancora matura e stanze molto ampie all’interno, con salotto, cucina, bagno e tre camere da letto, distribuite su venti metri di lunghezza. C’è pure la televisione con i canali italiani. 

Le finestre si affacciano sulle colline che degradano lentamente verso Gerico con il giallo come colore dominante, punteggiato qua e là da qualche albero verde. Fra tutti i rilievi spicca quello a forma di cono con i resti del castello di Erode e alle sue spalle. Oltre il Mar Morto, verso sera si accendono le rosse montagne giordane che distano quasi 50 km. Purtroppo tutta questa bellezza è dominata dall’enorme colonia israeliana di Har Homa, è la prima cosa che vediamo sia di giorno che di notte quando guardiamo fuori.

Le colonie sono intere città costruite illegalmente dai coloni israeliani in terra palestinese fin dal 1967, anno in cui Israele ha occupato militarmente tutta la Palestina. Si contano a centinaia e sono state dichiarate illegali da numerose risoluzioni ONU. Malgrado questo continuano ad espandersi e ad occupare sempre più terra palestinese. Questa è una delle controversie che maggiormente ostacolano il trattato di pace tra i due paesi.  

Abbiamo comprato una SIM dell’Orange, la compagnia telefonica israeliana che funziona anche nella West Bank (Cisgiordania). Con 30 € abbiamo 10 € di traffico telefonico e 3 Gb di internet che dovrebbe essere sufficiente per un mese. Il nostro telefonino ha il sistema operativo Android, e con la funzione Tethering (Impostazioni e poi Wireless), fa diventare il telefonino un hotspot wi-fi, dove è possibile collegarsi con più computer una volta impostata una password. Funziona benissimo e non occorre comprare costose chiavette che fanno sempre i capricci.

Check point...grandi sbarre per tornare a casa
La palazzina dove si trova il nostro appartamento ha anche un vigneto con ottima uva

...all'interno ha grandi spazi
La grande colonia israeliana di Har Homa, la vediamo dalla finestra
Il giardino di casa...a fine mese difficilmente ci sarà ancora uva!

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