venerdì 7 giugno 2013

Dove si mette un cadavere in aereo?

[Gerusalemme]  Siamo partiti da Jakarta alle 20.30 del mercoledì e siamo arrivati a Gerusalemme alle 22.30 del giovedì; tenendo conto delle 4 ore di fuso tra le due città sono esattamente 30 ore, di cui 5 solo per attraversare il confine tra Giordania e Israele. Un viaggio pesante non per la durata, abbiamo avuto trasferimenti in bus ben più lunghi e scomodi, quanto per le incertezze e gli imprevisti che sono sorti.

Sabato, quando abbiamo comprato il volo, non sapevamo cosa ci avrebbe detto il medico il lunedì successivo riguardo all’occhio, poteva essere che da Amman si dovesse andare direttamente in Italia. Poi, al check-in all’aeroporto di Jakarta, non volevano farci salire a bordo perché non avevamo il volo di uscita dalla Giordania, come prescrivono le norme di immigrazione. Dopo un sacco di tira e molla ci lasciano passare avvisandoci che avremmo avuto comunque dei problemi all’arrivo ad Amman.

Per fortuna nell’aeroporto di Doha c’è wi-fi libero e possiamo cercare un eventuale volo economico da comprare “al momento”, nel caso ci blocchino all’aeroporto. Invece l’ufficio visti di Amman non ha chiesto proprio nulla sull’uscita del paese, a loro bastava sganciassimo i 30 $ del visto di ingresso da pagare assolutamente in valuta locale, al tasso deciso da loro. Usciamo alle 16.30 dall’aeroporto.

Il volo con la Qatar è stato ottimo, cibo buono e abbondante, con film in italiano usciti recentemente. Ci siamo visti “Viva l'Italia” con Michele Placido e Raul Bova,una parodia del nostro paese. Ad un certo punto una donna vicino a noi si sente male, la stendono lungo il corridoio e arrivano un sacco di persone in suo soccorso. Ci viene in mente il racconto di uno steward che abbiamo incontrato in un museo di Bombay: “Se muore un passeggero durante il volo, per regolamento, dopo averne constatato il decesso deve essere lasciato nel sedile in cui si trova perché non c’è altro posto in aereo. Al massimo, se ci sono dei posti liberi, lo si può mettere lontano dalle persone". Poveri quelli che devono starci vicino. Immaginiamo la scena: sei seduto con un cadavere al tuo fianco e passa la hostess con il carrello del cibo chiedendoti “beef or chicken?”. Comunque la nostra vicina di posto non sembrava grave, anche se è stata portata via di peso.

L’ultimo grosso ostacolo nel nostro viaggio verso Gerusalemme è il confine con Israele, dove ci sono spesso attese infinite, domande assurde e la possibilità di essere respinti. La nostra mostra sul muro tra Israele e Palestina ha girato parecchio, se guardano in internet trovano parecchi indizi e potremmo non essere graditi nel paese. C’è poi nel nostro passaporto il timbro iraniano.

All’uscita dell’aeroporto di Amman prendiamo subito un taxi che per 35 dinari (50 euro) ci porta al confine più vicino, quello di Allenby Bridge che dista 75 km. E’ un po’ caro andarci in taxi, ma è l’unico modo per riuscire ad attraversare il confine e arrivare a Gerusalemme in serata. In bus ci vorrebbe troppo tempo. La strada è tutta dritta e si viaggia ad oltre 100 km/h. Il confine è vicino al Mar Morto e per arrivarci bisogna scendere dagli 800 metri di quota di Amman ai quasi – 400 m del mare più salato al mondo. Di conseguenza il termometro dell’auto passa dai 28°C dell’aeroporto ai 40°C del confine.

Prima di venire in Medio Oriente, alcuni anni fa, pensavamo che questi posti fossero caldissimi in estate e tiepidi in inverno, invece non è così. Molte città come Amman, Damasco e Gerusalemme sorgono su un irregolare altopiano a circa  800 metri di altezza. Così capita frequentemente che in inverno nevichi e d’estate si debba usare una maglia dopo il tramonto.

Arriviamo al confine giordano prima delle sei e aspettiamo un’ora perché arrivi il bus navetta che ci porti al confine Israeliano, qualche chilometro dopo il ponte di Allenby. Quando scendiamo, dopo che l’autobus è stato controllato in ogni sua parte per scovare eventuali clandestini, vediamo una fila immensa di persone. Sono le 19 e il confine chiude alle 22, ce la faremo? Dopo quasi due ore e mezza arriviamo al controllo passaporti, tesi per le domande che ci aspettano. La ragazza davanti a noi non smette più di essere interrogata, forse abbiamo sbagliato fila, c’è capitata una poliziotta zelante. Ad un certo punto si libera la fila di fianco e ne approfittiamo subito. Il poliziotto dietro il vetro è simpatico, parla pure un po’ di italiano. Chiediamo che il timbro venga messo in un foglio a parte per non compromettere l’ingresso in altri paesi e in meno di un minuto siamo fuori! Che sudata.

Per percorrere i 30 km che dividono il confine di Allenby Bridge da Gerusalemme prendiamo un minivan per 35 Shekel (7,5 €)  a testa e in mezz’ora siamo davanti alla porta di Damasco. Non è la prima volta che veniamo in questa città, ma è sempre emozionante. Entriamo nella città vecchia puntando all’Hashimi Hotel, nel quartiere arabo, la vista che offre la sua terrazza è impagabile. Per fortuna ha posto, saliamo subito per vedere la città dall’alto: siamo nella città più santa del mondo.

La città vecchia di Gerusalemme è tutto un groviglio di case...al centro, 
leggermente sulla destra, si vede la terrazza coperta dell'Hashimi hotel 
Vista della città dalla terrazza dell'hotel: 
la cupola della Roccia e il Monte degli Ulivi sullo sfondo.

1 commento:

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