venerdì 14 giugno 2013

In attesa del Giudizio Universale

[Gerusalemme]  Oggi finiamo all’una e andiamo direttamente a Gerusalemme. A differenza dell’Indonesia dove alle cinque di pomeriggio era già buio, qui le giornate sono lunghe e c’è luce fin quasi alle nove, inoltre c’è sempre il sole, senza un filo di umidità. L’ospizio di Sant’Antonio, dove prestiamo servizio, dista solo un km dal check point, mentre casa nostra è a due km e la Basilica della Natività a tre. Ogni giorno ci facciamo delle belle e piacevoli passeggiate, il taxi non costa poco.

A metà giornata il sole picchia implacabile e ci costringe a mettere un fazzoletto in testa mentre camminiamo. Ci rendiamo conto che il velo mussulmano, oltre ad essere una scelta religiosa, è anche un utile sistema per proteggersi dal sole che picchia verticalmente.

Attraversiamo con tranquillità gli inquietanti tornelli della barriera tra Israele e Palestina perché siamo “internazionali”, assistendo alla umiliante trafila dei palestinesi che devono mostrare il permesso e appoggiare il dito per rilevare le impronte digitali. A pochi metri da noi un ragazzo poco più che ventenne ha le manette ed è attorniato da tre poliziotti armati fino ai denti. Chissà cosa avrà fatto di così grave, forse non lo sa nemmeno lui. All’uscita ci aspetta l’autobus n° 24 che in mezz’ora ci accompagnerà fino alla porta di Damasco a Gerusalemme.

Attraversiamo la Città Vecchia scendendo i vicoli stretti e pieni di spezie, percorriamo un tratto della via Dolorosa e usciamo dalla porta dei Leoni girando subito a destra, dove si trova il cimitero mussulmano. Siamo appena fuori le grandi mura costruite da Solimano il Magnifico tra il 1537 e il 1542. Davanti a noi c’è la profonda Valle del Cedron, un’enorme necropoli con ritrovamenti che risalgono a oltre 4000 anni fa. Questa è la parte più antica di Gerusalemme.

Nella parte meridionale sorgeva la Città i Davide, il re che lanciò la pietra contro il gigante Golia, mentre più a nord, vicino alle mura della Città Vecchia, secondo la fede ebraica c’è la valle della Giosafat, dove avrà luogo il Giudizio Universale. Come si legge nell’Antico Testamento, quel giorno tutta l’umanità verrà radunata sul Monte degli Ulivi, da un’estremità all’altra della valle appariranno due ponti, uno di ferro e uno di carta e, in base al giudizio di Dio, ogni persona verrà indirizzata verso uno dei due. La Bibbia afferma che il ponte di ferro crollerà causando la morte di tutte le persone che lo hanno attraversato, mentre quello di carta reggerà grazie alla promessa della vita eterna.

Per essere i primi a salire in cielo nel giorno del Giudizio Universale gli ebrei si fanno sotterrare proprio qui, così l’intero versante del Monte degli Ulivi è diventato un enorme inquietante necropoli completamente bianca, priva di alberi o di fiori. Gli ebrei arrivano qui a gruppi di dieci o quindici con i loro caratteristici vestiti tutti neri e pregano dondolandosi sui talloni. Da lontano sembrano macchie d’inchiostro su delle pagine bianche.

La parte più profonda della valle conserva invece delle tombe molto antiche che la tradizione associa a Assalonne, il figlio ribelle di David e quella del profeta Zaccaria. Pochi passi più avanti si incontra la Grotta di San Giacomo, dove si ritiene che San Giacomo si fosse rifugiato subito dopo l’arresto di Gesù, avvenuto a breve distanza. Nonostante i nomi con cui sono passate alla storia, è molto probabile che queste tombe siano le sepolture di ricchi aristocratici del 1° e 2° secolo a.C.



Torniamo velocemente a Betlemme perché prima di cena abbiamo appuntamento con i nostri vicini di casa per un tè. Hanno circa settant’anni, pensavamo fossero marito e moglie, invece sono fratelli. Ci raccontano la loro storia: prima del 1948 vivevano in un quartiere nobile di Gerusalemme Est, con la guerra hanno dovuto abbandonare la loro casa e si sono rifugiati qui, dove vivevano in 25 dove ora viviamo in quattro (noi più loro). Si ritengono fortunati perché non sono finiti in un campo profughi.

Insieme saliamo sul tetto per controllare il livello delle nostre cisterne dell’acqua potabile. In tutta la Palestina l’acqua è controllata da Israele che la concede con il contagocce una o due volte al mese. Quando arriva bisogna attaccare le pompe e riempire i contenitori nel tetto, sperando basti fino alla volta successiva.
 
Un versante del Monte degli Ulivi con migliaia di tombe ebraiche
 Sull'altro versante tombe mussulmane a ridosso della Città Vecchia
Gli ebrei arrivano numerosi a pregare sulle loro tombe
 La grotta di San Giacomo e la tomba di San Zaccaria
 

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